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Deadpool, il supereroe che non ti aspetti

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Ispirato all’omonimo personaggio Marvel creato nel 1991 da Fabian Nicieza e Rob Liefield, è una delle migliori pellicole tratte dall’universo Marvel.

Inutile spiegare la storia e di come si svolgono gli eventi, basato principalmente su un umorismo troppo sfacciato e dalla voglia di vendetta, caratteristiche ben lontane dagli stereotipi di eroi a cui siamo abituati.

Se infatti l’umorismo dissacrante e l’ultraviolenza che caratterizzano Deadpool e lo distinguono dal resto dei supereroi a fumetti restano più meno invariati nella trasposizione cinematografica, altre peculiarità – la schizofrenia, il “sentire le voci”, la follia dissacrante e la sospetta bisessualità – sono state di molto mitigate se non del tutto eliminate. In particolar modo ci si riferisce agli stravaganti e “abbondanti” appetiti sessuali che caratterizzano il personaggio cartaceo, che qui sono salvati dalla sottotrama romantica e, soprattuto, monogamica.

Deadpool sopravvive benissimo alle secondarie restrizioni imposte nel passaggio dallo schermo alla carta – al termine di un processo produttivo comunque lungo e travagliato – e fin dai primi minuti di proiezione non fatica a imporsi come una delle icone cinematografiche più divertenti e dissacranti degli ultimi anni.

La buona riuscita di Deadpool è debitrice anche, se non soprattutto, del fatto che è il film che più degli altri film marvelliani può essere goduto al di fuori dell’ampio ma non infinito novero degli appassionati del genere. Ne è testimone il successo della pellicola negli Stati Uniti, dove ha raggiunto il più alto incasso di esordio di tutti i tempi per un film vietato ai minori di diciassette anni. Intendiamoci, di buon cinema in questo film ce n’è poco. La regia di Miller è piuttosto piatta, poco caratterizzata e personale. Al netto di un paio di buone scene d’azione, il regista fa il minimo sindacale per mettere in scena uno script che è nettamente superiore ai suoi meriti.

 

Però, con una buona mano e senza nessuna intenzione di osare oltre i limiti probabilmente imposti dalla

produzione, Miller riesce ad attraversare indenne i molti cambi di tono e di registro, scadendo nel cliché spinto solo nelle sequenze che riguardano la genesi del personaggio che, comunque, solitamente rappresentano il punto debole di quasi tutti i film recenti appartenenti al genere supereroistico.

Si tratta, in fondo, di un B-Movie (il budget di 54 mln di dollari è relativamente piccolo per una produzione di questo tipo) e funziona perché è stato trattato fino in fondo come tale. A partire dalla fotografia, passando per la scenografia e finendo con gli effetti speciali (decorosi ma la battaglia finale rivela troppo spesso il suo aspetto posticcio, soprattutto per ciò che riguarda le simulazioni delle esplosioni), tutto restituisce questa impressione “artigianale”, con l’eccezione di due momenti: la sequenza dei titoli di testa e quella dello scontro in autostrada, non a caso entrambe curate dallo studio di vfx Atomic Fiction, che già in altri casi aveva già dato ottima prova di sé. Una delle intuizioni migliori è stata certamente quella di limitare l’uso degli effetti speciali nella resa su schermo del protagonista, che infatti gode del vantaggio di apparire più “concreto” e umano dei suoi colleghi cinematografici.

 

Al di là delle considerazioni tecniche il film è davvero divertente. Il merito è della sceneggiatura che, a volte in maniera un po’ troppo programmatica, ribalta, anticipa e infine disinnesca tutte le doverose svolte e i triti tòpoi della narrativa supereroistica in generale e marvelliana in particolare. Se a un certo punto il gioco dello spettatore diventa anticipare il successivo ribaltamento o la successiva battuta unpolitically correct – a cui il film offre parecchi ganci – la complicità che si crea permette all’operazione di non stancare e non diventare eccessivamente ripetitiva. I dialoghi, particolarmente azzeccati – e parecchio volgari – uniti a un Ryan Reynolds in ottima forma, rendono più saporito il tutto.

 

Ryan Reynolds viene definito una pessima scelta di protagonista. E quindi è perfetto. Il suo Lanterna verde (2011) è stato uno dei film di supereroi più sfortunati e accolti peggio di sempre, e solo lui poteva riempire degnamente la tutina da antieroe di Deadpool. Reynolds, sex symbol mancato e attore mai preso davvero sul serio, si tuffa nel personaggio con convincente disperazione. Difficile immaginare un attore più adatto per un ruolo dove, più che una fisicità imponente o una espressività drammatica, è richiesto un completo asservirsi al personaggio che diventa possibile solo se di quel personaggio si è sempre ammirato ogni lato di un carattere irriverente. Finiscono inevitabilmente ai margini tutti gli altri membri di un cast comunque ben assortito, ma chiaramente destinato a fare da fugace spalla per il protagonista unico e solo.

 

Come furbamente rimarcato dalla sapiente campagna di marketing, Deadpool è il supereroe che mancava. Un personaggio che, pur avendo poteri in certi tratti superiori alla media dei suoi colleghi, non fa di questi il suo punto di forza. Perché Deadpool è prima di tutto un egoista strafottente che delle regole del genere se ne frega altamente preferendo dedicarsi ad una vendetta meditata portata avanti senza chiedersi se sia giusto o sbagliato. Come correttamente rimarcato da un Colosso mandato a rappresentare la tradizione degli X – Men cresciuti alla scuola per mutanti del professor Xavier, Deadpool è un bambino armato fino ai denti che sa di avere giocattoli che lui solo può usare e non si preoccupa delle conseguenze più o meno catastrofiche delle sue azioni.

 

Deadpool, in sintesi, non è certo grande cinema – come, in parte, è riuscito a essere Guardiani della Galassia, un kolossal anomalo e straordinariamente ben diretto – e pecca certo di furberia.

Arranca un po’ a fatica nel finale e, soprattutto, nelle sequenze di flashback, ma sicuramente si solleva dalla pletora di film simili, senz’anima né senso, che hanno invaso le nostre sale negli ultimi anni. Ha anima e carne, e anche qualche intuizione brillante. Insomma, Deadpool è il film che mancava? Forse si, forse no. Di certo è quello che ci voleva come pausa rilassante prima di immergersi nel mare di cinecomic ad alto tasso di seriosa spettacolarità e adrenalinica azione che questo 2016 ci regalerà.

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